Il caso del chiosco abusivo a Francofonte
Al centro della segnalazione vi è la costruzione di un chiosco su suolo pubblico a Francofonte, comune sciolto in passato per infiltrazioni mafiose. Secondo quanto riportato nel documento, l’autorizzazione iniziale era stata rilasciata il 15 luglio 2011 (n. 36) per la durata di un anno, con scadenza al 15 luglio 2012.
Il tecnico progettista dell’opera, l’architetto Salvatore Palermo, avrebbe tuttavia realizzato la struttura in totale difformità rispetto al progetto autorizzato dal Comune. Successivamente, con l’elezione di Palermo a sindaco nel 2013 (carica ricoperta fino al 2018), la questione della scadenza dell’autorizzazione sarebbe rimasta irrisolta, sollevando interrogativi sulla gestione amministrativa dell’epoca. Nel 2026, la problematica è stata nuovamente sollevata nei confronti dell’amministrazione attuale.
Il dibattito politico e l’intervento della Commissione Antimafia
La tensione politica si è accesa in seguito a un recente convegno a Francofonte, organizzato dal Partito Democratico con la partecipazione attiva dello stesso architetto Palermo, del consigliere comunale e di Giuseppe Stefio, sindaco di Carlentini. Durante l’evento, il presidente della Commissione Regionale Antimafia, On. Cracolici, ha citato la vicenda dello scioglimento e del chiosco abusivo come esempio emblematico della presunta contiguità tra amministrazione e contesti mafiosi.
L’esposto critica duramente le dichiarazioni e la ricostruzione dei fatti emersa durante il convegno, invitando le autorità competenti a verificare i rapporti e le dinamiche locali segnalate nel documento, al fine di fare piena luce su eventuale responsabilità e intrecci istituzionali.
(n.l.f.)
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