Acate (Rg) – Aprire un’attività con entusiasmo e sacrificio, ottenere tutte le licenze necessarie per un servizio h24 e ritrovarsi, due anni dopo, a dover combattere contro ordinanze comunali e denunce dei vicini. È la paradossale vicenda di Angelo Branciforte, titolare di un distributore automatico h24 ad Acate, in provincia di Ragusa, che oggi denuncia una situazione diventata insostenibile.
L’ordinanza della discordia
Il cuore del problema risiede in un’ordinanza sindacale che impone la chiusura dell’attività dalla mezzanotte alle 6:00 del mattino. Il motivo? Le lamentele dei vicini per gli schiamazzi notturni dei giovani che frequentano l’area.
”La mia vita è diventata un inferno,” spiega Branciforte nell’intervista a lanotizia.tv. “Mi devo alzare a mezzanotte per andare a chiudere e alle 6:00 per riaprire. Non ho saracinesche automatiche da 5.000 euro, devo farlo fisicamente”. Un disagio che non è solo logistico ma anche economico, avendo dovuto persino pagare una sorveglianza privata per gestire le aperture durante una sua breve assenza.
Ordine pubblico: di chi è la responsabilità?
Il punto critico sollevato dal commerciante e dai cronisti riguarda la gestione dell’ordine pubblico. Branciforte sottolinea di poter controllare ciò che accade all’interno del suo locale, ma di non avere alcun potere su quanto avviene in strada.
Secondo la tesi sostenuta nell’articolo, il sindaco, anziché limitare una regolare licenza commerciale, avrebbe dovuto sollecitare un maggiore controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine e delle autorità competenti, come il Prefetto. “Un commerciante non può fare il controllo del territorio o l’ordine pubblico,” ribadisce Branciforte.
Un appello al Prefetto di Ragusa
L’attività, situata proprio sotto l’abitazione del titolare, rappresenta l’unica fonte di reddito per l’uomo, che respinge con forza l’immagine di un luogo degradato: “Non ho ragazzi che si drogano o si ubriacano, sono giovanissimi che a volte fanno rumore, e io stesso intervengo per allontanarli se esagerano”.
La vicenda si sposta ora sul piano legale. Mentre si attende l’esito di un’udienza relativa alle denunce dei vicini, viene lanciato un appello diretto al Prefetto di Ragusa. L’obiettivo è quello di tutelare il diritto al lavoro di un cittadino in possesso di regolare licenza, spostando il focus del problema sulla sicurezza urbana e non sulla limitazione di un’impresa privata.
Nello La Fata
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