Lentini – Doveva essere il giorno del riscatto per la sanità del comprensorio Lentini,Carlentini,Francofonte, e non solo, l’inizio di una nuova era all’insegna dell’efficienza e di una degna accoglienza per l’utenza. Il cronoprogramma parlava chiaro: entro il 30 giugno i lavori di ristrutturazione dei locali dell’ex Inam di piazza Aldo Moro dovevano essere completati, collaudati e consegnati. Il passo successivo sarebbe dovuto essere l’allestimento con i nuovi arredi e le attrezzature mediche, restituendo finalmente all’Asp di Siracusa una struttura pienamente operativa per medici specialisti, medici di base, infermieri e personale amministrativo.
Invece, la realtà si è rivelata bruscamente diversa.
Una struttura aperta a metà: mancano i servizi essenziali
La struttura è stata aperta, sì, ma in condizioni che definire precarie è un eufemismo. Chi ha varcato la soglia dell’ex Inam nei giorni scorsi si è trovato davanti a uno scenario paradossale: i locali sono stati resi operativi senza che fossero installati i condizionatori d’aria e, cosa ancora più grave, senza il completamento adeguato della rete elettrica e dell’allaccio alla rete Internet.
In piena estate, con temperature che sfiorano livelli da record, dipendenti e utenti si trovano costretti in stanze roventi. Senza contare che la mancanza di una connessione web aziendale paralizza, di fatto, gran parte delle normali attività amministrative e sanitarie di un moderno poliambulatorio. Una situazione di forte disagio constatata di persona anche dal sindaco della vicina Carlentini, Giuseppe Stefio, testimone del dramma in cui versa la sanità lentinese.
Gli interrogativi sulla sicurezza
A questo punto, la domanda sorge spontanea e s’impone con forza: chi ha autorizzato l’apertura affrettata dell’ex Inam in queste condizioni?
Far lavorare il personale in locali non climatizzati e con una rete elettrica non ottimale significa mettere a rischio non solo la salute degli impiegati, ma anche la sicurezza dell’intera utenza. In caso di un qualunque incidente o malore dovuto al caldo, di chi sarebbero le responsabilità? Operare in un contesto così precario non è solo difficile, è rischioso.
Il giallo del mezzo milione di euro: che fine ha fatto il risparmio?
Accanto ai disagi logistici e ai rischi per la salute, emerge un pesante interrogativo di natura economica e gestionale che l’opinione pubblica e la politica locale chiedono di chiarire.
L’appalto complessivo per la ristrutturazione dell’edificio era stato stanziato per una cifra di 1.700.000 euro. La gara è stata tuttavia aggiudicata per 1.250.000 euro, generando un sostanzioso risparmio della base d’asta di oltre 500 mila euro. Mezzo milione di euro rimasto, teoricamente, nelle casse pubbliche.
Le domande che oggi i cittadini e gli osservatori pongono ai vertici dell’Asp e ai progettisti sono chiare:
1. Che fine ha fatto questa ingente somma?
2. Perché questo mezzo milione di euro di risparmio non è stato immediatamente riutilizzato – tramite una variante o un’estensione del progetto – per completare la ristrutturazione del secondo piano dell’edificio?
Invece di sfruttare la vecchia progettazione e i fondi già disponibili e risparmiati dalla prima base d’asta, si è scelta la strada di optare per un altro tipo di finanziamento per i piani superiori. Una decisione amministrativa che, inevitabilmente, contribuirà ad allungare i tempi burocratici, moltiplicando i disagi per i cittadini e rimandando a data da destinarsi la piena efficienza della struttura.
La comunità di Lentini, Carlentini e Francofonte attende risposte urgenti. La salute e la trasparenza non possono aspettare i tempi comodi della burocrazia.
Nello La Fata
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