Carlentini – Una scia di sangue che collega la costa catanese alle campagne del siracusano. Le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania hanno portato all’arresto di due persone per l’efferato omicidio di Salvatore Alfio Privitera, il cui corpo era stato rinvenuto carbonizzato lo scorso 6 gennaio a Carlentini.
In manette sono finiti il 35enne Pietro Catanzaro, residente a Catania e figlio di Giovanni (noto come “U milanist”, esponente di spicco del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi), e il 22enne Danilo Sortino, rintracciato dai carabinieri in provincia di Vibo Valentia, in Calabria, dove aveva tentato di far perdere le proprie tracce sostituendo cellulare e SIM.
La ricostruzione del delitto
L’indagine, condotta in sinergia dai Nuclei Investigativi di Catania e Siracusa, ha permesso di ricostruire le ultime ore di vita della vittima. Secondo gli inquirenti, l’omicidio si è consumato nella serata del 5 gennaio 2026 all’interno del “Villaggio Ippocampo di Mare” di Catania.
Privitera sarebbe stato prima aggredito violentemente e poi ucciso con un colpo di fucile calibro 12 alla nuca.
Sul luogo del delitto, i reparti scientifici (SIS e RIS di Messina) hanno rinvenuto tracce ematiche e segni di colluttazione; una ciocca di capelli e una collanad’oro strappata e un bossolo parzialmente combusto.
Dopo l’esecuzione, i due indagati avrebbero tentato un primo maldestro incendio sul posto per cancellare le prove. Successivamente, avrebbero caricato il cadavere nell’auto della vittima, trasportandolo fino in località San Demetrio (Carlentini), dove hanno dato alle fiamme il veicolo con il corpo all’interno.
Il movente: debiti e droga
A tradire i presunti killer sono stati i tracciati GPS dell’antifurto satellitare dell’auto, incrociati con i filmati delle telecamere di videosorveglianza lungo il tragitto.
Il movente del delitto sarebbe da ricercare in profondi dissidi tra Pietro Catanzaro e la vittima. Due le piste principali che si intrecciano al gioco d’azzardo; debiti e crediti maturati in un circuito gestito dal Catanzaro e frequentato dal Privitera; stupefacenti e contrasti legati al traffico di droga. Sembra infatti che Privitera si fosse presentato all’appuntamento fatale dopo aver sottratto una busta di stupefacente.
Il GIP del Tribunale di Catania, accogliendo la richiesta della Procura, ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per entrambi i sospettati, ponendo fine a una fuga che per Sortino si era spinta oltre i confini regionali.
