Siracusa – Eppure c’è un elemento che sfugge a tutte le ipotesi fin qui formulate ovvero il riuso agricolo delle acque depurate. Un tema ribadito più volte in questi anni, fondamentale in un quadro di crisi idrica, economica e ambientale e fin qui ignorato da chi considera i reflui civili come mero rifiuto da allontanare in mare. Eppure alla luce delle nuova direttiva europea 2024/3019 approvata a novembre dello scorso anno tutto ciò diventa finalmente obbligatorio per legge.E così tutti gli impianti progettati per un carico superiore ai 150.000 abitanti equivalenti (IAS ne prevede 420.000) entro il 2039 dovranno prevedere il trattamento terziario dei reflui eliminando l’azoto e il fosforo in eccesso e ridistribuendo obbligatorianente l’acqua nei campi per sopperire alla siccità e al sovrasfruttamento delle falde acquifere a cui l’agricoltura concorre assorbendo fino al 50-70% dei consumi.Ma a Siracusa il riuso agricolo dei reflui non puo prescindere da due fattori:
1) l’acqua attualmente attinta dai pozzi ed erogata in città (e di conseguenza il refluo che ne deriva) ha una concentrazione di “sale” che ne impedisce il riuso irriguo potendo quest’ultimo ridurre la fertilità dei suoli irrigati;
2) tutto il comprensorio agricolo e le infrastrutture irrigue ad esso legate (Consorzio di Bonifica) sono localizzate nell’area a sud della città, essendo l’area a nord (salvo qualche eccezione) saturata dal polo petrolchimico.
Ecco perché qualunque sia l’ipotesi sul piatto del Commissario e della Regione sul caso IAS occorre ripartire da questi dati di fatto.
Iniziando dalla redazione del progetto esecutivo per riportare l’acqua potabile a Siracusa (progetto obbligatorio contenuto nel contratto del gestore del servizio idrico SIAM) e dall’attuazione degli obiettivi già previsti dal 2021 nel Piano d’Ambito ovvero l’affinamento dei reflui di Siracusa per il riuso agricolo e il rinvio degli eccessi alla zona industriale attraverso la galleria Ciane liberando il Porto Grande.
Stiamo per affidare all’ATI un servizio per i prossimi 30 anni e non possiamo più permetterci di sprecare tempo e risorse economiche e ambientali continuando a mettere pezze che si rivelano sempre peggiori del buco.
E un sistema che nel 2026 consideri ancora l’acqua reflua come semplice rifiuto da allontanare in mare, rischia di risultare fuorilegge nei primi 10 anni di esercizio.
