Catania – Voli cancellati o dirottati, passeggeri bloccati, collegamenti sotto pressione, imprese penalizzate e campagne ricoperte di cenere. Ogni nuova fase eruttiva dell’Etna ripropone lo stesso scenario e, per UN.I.COOP – Unione Provinciale di Siracusa, non è più accettabile continuare a gestire una criticità ciclica come se fosse un evento inatteso.
«L’Etna erutta da sempre. Quello che non può continuare a eruttare è l’improvvisazione istituzionale», dichiarano il Vice Presidente Vicario dott. Salvatore Piccione e il Direttore Provinciale dott. Paolo Campisi.
La reiterata chiusura o limitazione dell’aeroporto Fontanarossa di Catania per la presenza di cenere lavica nello spazio aeroportuale determina ripercussioni che vanno ben oltre il disagio dei viaggiatori.
«Quando Fontanarossa si ferma, si ferma una parte importante dell’economia della Sicilia orientale. Saltano appuntamenti, trasferte di lavoro, consegne, collegamenti commerciali e turistici. Si producono costi, ritardi e disservizi che ricadono su cittadini e imprese. Non possiamo continuare a scoprire ogni volta che manca un piano B».
UN.I.COOP Siracusa chiede quindi l’istituzione immediata di un tavolo tecnico presso la Presidenza della Regione Siciliana o, in alternativa, per il tramite delle ex Province, con il coinvolgimento degli aeroporti, degli enti locali, della Protezione Civile, degli operatori del trasporto, delle associazioni di categoria e delle rappresentanze del mondo produttivo.
«Chiediamo un tavolo tecnico vero, operativo e permanente. Non una passerella dopo l’emergenza e non una riunione utile soltanto a fotografare i problemi che tutti conosciamo già».
Secondo Piccione e Campisi è necessario predisporre un protocollo straordinario capace di scattare automaticamente in caso di riduzione o sospensione dell’operatività di Fontanarossa, attraverso collegamenti coordinati verso gli altri aeroporti siciliani, potenziamento immediato del trasporto ferroviario e su gomma, assistenza ai passeggeri e soluzioni specifiche per la movimentazione delle merci.
«La Sicilia non può essere ostaggio della cenere. Il fenomeno naturale non dipende dalle istituzioni, ma la capacità di organizzare una risposta efficiente sì».
Particolarmente grave è inoltre la situazione del comparto agricolo. La cenere lavica ricade sui terreni, sulle coltivazioni, sulle serre e sugli impianti produttivi, imponendo alle aziende costi straordinari e rischiando di compromettere produzioni e attività economiche.
«Mentre i riflettori sono giustamente puntati sui voli, nei campi si combatte un’altra emergenza. La cenere non copre soltanto strade e piste aeroportuali: copre colture, strutture e sacrifici di intere aziende agricole».
UN.I.COOP Siracusa chiede per questo una ricognizione tempestiva dei danni, procedure semplificate e misure straordinarie di sostegno per le imprese agricole colpite.
«Non vogliamo vedere gli agricoltori costretti prima a spalare la cenere e poi a spalare carte. La risposta pubblica deve essere rapida, concreta e proporzionata alla gravità dei danni».
Piccione e Campisi lanciano infine un messaggio diretto alla Regione Siciliana:
«La prossima crisi non è una possibilità remota: sappiamo che prima o poi arriverà. Se continueremo a farci trovare impreparati, non potremo più chiamarla emergenza. Dovremo chiamarla mancata programmazione».
«Serve una cabina di regia regionale permanente. L’Etna è imprevedibile nei tempi e nell’intensità, ma le conseguenze sulla mobilità, sulla logistica e sull’agricoltura sono ormai perfettamente conosciute. Governarle è un dovere».
