Lentini – Il Tribunale di Siracusa ha inflitto otto anni e quattro mesi al 43enne che l’anno scorso aveva sequestrato in casa la moglie, seviziandola e maltrattandola brutalmente per oltre due anni. Dalle indagini svolte dagli inquirenti era emerso che la donna la donna è stata oggetto di percossa con frequenza quasi quotidiana, con calci, pugni e corpi contundenti, capelli strappati e ustioni in diverse parti del corpo. Tutto questo avveniva in un’abitazione nella zona ‘Santa Croce’.Il marito violento, inoltre, le aveva sottratto il telefono cellulare, impedendole di comunicare con l’esterno e di uscire dall’abitazione, chiedendo ai figli minori di segnalare ogni uscita autonoma della madre. La donna, costituitesi parte civile e difesa dall’Avv. Elena Salemi, che si è opposta alle conclusioni del Pm, chiedendo la condanna dell’imputato anche per il reato di sequestro di persona. L’uomo, difeso dall’avvocato Giuseppe Fisicaro, ha scelto di definire il procedimento con rito abbreviato. Una sentenza, quindi, che soddisfa pienamente le aspettative della vittima e del suo difensore Avv. Elena Salemi.
Le attività investigative, coordinate dalla Procura della Repubblica di Siracusa, sono nate dalla segnalazione di un cittadino che aveva notato una donna in strada, in forte stato confusionale e ha chiamato il 118. Fin dai primi accertamenti i medici del pronto soccorso dell’ospedale di Lentini avevano compreso che la donna era fortemente debilitata sia fisicamente che psicologicamente, verosimilmente vittima di violenza domestica, e avevano attivato il codice rosa e contattato i militari. La 32enne, che aveva sul corpo evidenti segni e cicatrici di violenza fisica, sotto shock, raccontava di essere vittima, da circa due anni, di maltrattamenti fisici e psichici da parte del marito convivente, violenze commesse anche alla presenza dei tre figli minorenni della coppia. In particolare la donna aveva descritto una vera e propria escalation di vessazioni e violenze, il marito le rivolgeva insulti quotidiani di ogni genere, l’aveva progressivamente isolata sottraendole il telefono cellulare e, per circa sei mesi, le impediva di uscire di casa da sola e avere contatti con il mondo esterno, la seviziava, per punirla, anche con l’uso di un coltello con la lama arroventata, come testimoniavano le cicatrici e il ritrovamento all’interno dell’abitazione, nel corso del sopralluogo dei carabinieri di un coltello con la punta annerita. L’uomo era riuscito anche a manipolare i figli minori coinvolgendoli nel controllo della madre. Solo approfittando dell’assenza dei bambini ,che si trovavano a scuola, e del fatto che il marito si era addormentato profondamente, la donna era riuscita a scappare dall’abitazione nella quale viveva e a chiedere aiuto.
