Lentini – Immaginate lo scenario: uno scrutinio elettorale, il momento più sacro della democrazia, trasformato in un paradosso burocratico che lascia spazio a mille sospetti. Succede a Lentini, nella sezione n. 12, dove il prosieguo dei controlli ha fatto emergere un dettaglio che definire “anomalo” è un eufemismo: sulla tabella di scrutinio non è stato contrassegnato nemmeno un voto di lista. Zero.
Com’è possibile? Errore umano, stanchezza o qualcosa di molto più profondo?
Cronaca di uno scrutinio “alla cieca”
Secondo quanto emerso, alle ore 15:00 del 25 maggio scorso, gli addetti al seggio della sezione 12 hanno dichiarato chiuso lo scrutinio. Fin qui, tutto normale. Il problema sorge quando si analizza il come si sia arrivati a quella chiusura:
Le tabelle di scrutinio – che dovrebbero essere il diario di bordo in tempo reale di ogni singola scheda spogliata – sono rimaste in bianco per quanto riguarda i voti di lista.
I dati sono stati inseriti nei verbali solo successivamente, a tabelle ormai sigillate e chiuse dentro le apposite buste.
Il quesito sorge spontaneo, quasi elementare: su quale base sono stati verbalizzati quei voti?
A memoria? A intuito? “A muzzo”, per usare un’espressione colorita ma drammaticamente calzante? In un sistema elettorale che fa della tracciabilità il suo pilastro, il passaggio logico tra la scheda e il verbale sembra essersi materializzato dal nulla.
Il silenzio della politica e il solito “regime” del capro espiatorio
In un Paese normale, un’anomalia di questa portata – che mina la credibilità del voto – vedrebbe l’intervento immediato e pesante della magistratura per fare chiarezza e tutelare la trasparenza democratica. A Lentini, invece, l’atmosfera che si respira è quella di una rassegnata normalità. “Tutto andrà come deve andare”, commenta chi assiste all’ennesimo cortocircuito istituzionale.
Il paradosso della legalità: Si riempiono le bocche di parole come “legalità” e “trasparenza” durante le campagne elettorali, ma quando la legalità viene a mancare nei momenti decisivi, cala il sipario del silenzio.
Anzi, come spesso accade in certi meccanismi di potere, il focus si sposta. Per il “regime” locale, la colpa non è di chi ha gestito il seggio in modo quantomeno discutibile, ma del giornalista che denuncia, che scava e che informa. Per la politica che predica bene, il silenzio e l’oblio sarebbero la cura migliore. Ma il silenzio, in questi casi, è complice.
Le domande che pretendono risposta
Questa inchiesta non vuole lanciare accuse preventive, ma porre domande legittime a cui le autorità competenti devono rispondere per rispetto dei cittadini e degli elettori:
– Come si giustifica la discrepanza temporale tra la chiusura delle tabelle (vuote) e la compilazione dei verbali (pieni)?
– Chi doveva vigilare sulla corretta procedura di spoglio all’interno della sezione 12 e perché non è intervenuto in tempo reale?
– Quali provvedimenti intendono prendere la prefettura e gli organi magistratuali per verificare la regolarità del voto a Lentini?
Finché la verità su quella mattinata del 25 maggio rimarrà chiusa dentro quelle buste sigillate, parlare di legalità a Lentini rischia di diventare una sbiadita barzelletta. Noi continueremo a monitorare il caso, perché la democrazia non si conta “a piacere”.
Nello La Fata
