A Lentini, quest’anno, la primavera non porta solo pollini e allergie, ma anche una forma rarissima di democrazia: l’elezione con riserva. Mentre i candidati Enzo Pupillo, Efrem Sanzaro e Giuseppe Fisicaro si preparano al gran ballo del 24 e 25 maggio, sull’intera kermesse aleggia l’ombra del TAR di Catania, manco fosse la spada di Damocle sopra un banchetto nuziale.
L’ex sindaco Rosario Lo Faro, fresco di sfiducia incassata lo scorso 16 marzo, ha deciso di non farsi da parte in silenzio. Il suo ricorso al tribunale amministrativo non è solo un atto legale, ma una sonora tirata d’orecchie ai nostri consiglieri.
A quanto pare, nella foga di chiudere i conti, i politici locali si sarebbero “dimenticati” di rispettare certe noiose regolette procedurali. Si parla di sedute viziate e forzature burocratiche che hanno trasformato una mozione di sfiducia in un possibile boomerang giudiziario.
Viene quasi il dubbio che tutto questo non sia stato un errore grossolano, ma una recita a soggetto. Un gioco di specchi dove la fretta di mandare tutti a casa serviva forse a chiudere accordi già presi nei salotti che contano, tra Siracusa e Palermo, più che per il bene della nostra martoriata città.
Una farsa in piena regola, recitata sulla pelle di chi i problemi di Lentini li vive ogni giorno.
E qui entriamo nel campo del surreale. I cittadini di Lentini sono chiamati alle urne il 24 e 25 maggio per scegliere il nuovo primo cittadino. Un momento sacro, dicono. Peccato che, se il TAR dovesse dare ragione a Lo Faro, quel voto potrebbe avere lo stesso valore legale del Monopoly. Immaginate la scena: il nuovo sindaco indossa la fascia tricolore, fa il discorso di insediamento e, pochi giorni dopo, arriva il messo comunale che gli dice: “Scusi, ha scherzato, torni a casa che il vecchio sindaco è di nuovo in carica”.
In fondo, siamo un popolo generoso. Siamo pronti a buttare via tempo e denaro pubblico per allestire seggi, stampare schede e mobilitare le forze dell’ordine per una votazione che potrebbe essere annullata da un colpo di penna di un giudice amministrativo.
Che importanza hanno i costi per le casse comunali o la pazienza dei cittadini? L’importante è che la giostra dei posizionamenti provinciali e regionali continui a girare. Ci piace pensare che il nostro voto conti qualcosa, ma a quanto pare siamo solo comparse in un film di cui altri hanno già scritto il finale (e pure il sequel giudiziario).
Buon voto a tutti, allora. E tenete le penne a portata di mano: con questa politica, potrebbe non essere l’ultima volta che vi chiamano a votare quest’anno. O forse sì. Chi lo sa?
AL TAR l’ardua sentenza.
Giuseppe Piazza
