C’è chi per vedere i crateri deve guardare la Luna con un telescopio e chi, più fortunatamente, abita nel nostro Comune. Qui, l’esperienza dell’allunaggio è offerta gratuitamente a ogni incrocio, senza bisogno di tute spaziali, ma con il serio rischio di lasciare l’intero avantreno dell’auto come offerta votiva sull’asfalto.
Patrimonio geologico in espansione
Mentre le altre città si affannano a investire in piste ciclabili e mobilità sostenibile, la nostra Amministrazione ha scelto una via più coraggiosa: il minimalismo materico. Perché stendere un tappeto di asfalto liscio e noioso quando si può offrire ai cittadini un percorso sensoriale fatto di sussulti, imprecazioni e appuntamenti fissi dal gommista?
Le buche non sono semplici voragini; sono ormai parte integrante del panorama urbano. Alcune sono talmente storiche che i residenti hanno iniziato a dare loro dei nomi. C’è “La Grande Depressione” di via Roma, che ormai ha un ecosistema proprio, e il “Cratere del Centenario” davanti al Municipio, che si dice contenga ancora tracce di una Fiat 127 dispersa nel 1984.
L’Assessore ai Lavori Pubblici, interpellato sulla questione, sembra seguire una filosofia zen: se non lo guardi, non esiste. Tuttavia, quando la pressione popolare diventa insostenibile, scatta l’operazione “Cataratta d’Asfalto”.
Il protocollo è rigoroso:
- Si attende che la buca raggiunga una profondità tale da intercettare la linea della metropolitana (anche se in questa città non c’è la metropolitana).
- Si invia una squadra armata di un secchiello di catrame a freddo (dosato con la precisione di un granello di pepe su un filetto).
- Si pressa il tutto con la suola di una scarpa.
- Si attende la prima pioggia leggera affinché il rattoppo si sciolga come un cremino al sole, ripristinando lo status quo.
L’Amministrazione difende la scelta: “È un dissuasore di velocità naturale”, sussurrano dai corridoi del Palazzo. Effettivamente, è difficile sfrecciare ai cento all’ora quando il rischio è quello di finire direttamente al centro della Terra come nel romanzo di Jules Verne.
In attesa che il Comune decida se classificare le strade come “zone di guerra” o “percorsi di interesse speleologico”, ai cittadini non resta che armarsi di pazienza e, possibilmente, di un veicolo cingolato.
Nel frattempo, si consiglia ai turisti di non fotografare le buche: non sono monumenti, anche se la loro manutenzione sembra richiedere tempi biblici degni di una cattedrale gotica.
Nota ai lettori: Se avete avvistato una nuova voragine dotata di fauna ittica o flora tropicale, segnalatelo alla nostra redazione. Organizzeremo una gita in gommone.




