Lentini – C’era una volta, nel glorioso e storico territorio del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, un popolo di smemorati e un esercito di sindaci muniti di ottime penne stilografiche.
Molti anni fa, per l’esattezza nel 2011, circa 26 milioni di italiani si erano presi il disturbo di andare a votare un referendum per sancire un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: l’acqua deve essere pubblica.
Niente profitti sul liquido della vita. “Il popolo ha parlato!”, si gridò nei bar e nelle piazze. Ma la democrazia, si sa, soffre spesso di amnesia burocratica.
E così, facciamo un salto temporale e arriviamo a noi. Nelle stanze dei bottoni della provincia, tra carte bollate e strette di mano, è nata AretusAcque Spa. Cos’è? una splendida società mista pubblico-privata che gestirà i nostri rubinetti per i prossimi trent’anni. I sindaci della provincia, con pochissime e coraggiose eccezioni che si contano sulle dita di una mano monca, si sono messi in fila ordinati e hanno firmato la convenzione. Quando c’è da siglare un accordo che trasforma l’acqua in un business, la penna dei primi cittadini non perde mai un colpo.
Se solo le nostre tubature avessero la stessa tenuta di quelle penne! secondo gli ultimi dati ufficiali dell’Istat, la Sicilia detiene un record da fare invidia ai setacci: il 51,6% dell’acqua immessa nella rete idrica si perde per strada, evaporata o inghiottita dalle crepe dei tubi vetusti prima ancora di vedere un lavandino. Praticamente, pompiamo due litri d’acqua per poterne bere, forse, uno. Un vero capolavoro di ingegneria dello spreco.
Ma la parte più esilarante della favola – se non ci fosse da piangere – si consuma proprio tra i quartieri di Lentini. Ci sono zone della nostra città dove l’acqua è un mito mitologico, peggio delle storie su Ercole e i Leoni di Leontinoi. Arriva col contagocce, a giorni alterni, o decide direttamente di scioperare per settimane. I cittadini, ormai esperti di idraulica creativa, si guardano allo specchio la mattina (quando possono lavarsi) chiedendosi: “Ma come si fa a non arrabbiarsi?”.
E mentre il cittadino lentinese Doc medita sul senso della vita davanti a un rubinetto che emette solo un triste rantolo d’aria, ecco il colpo di genio finale delle istituzioni.
Il commissario uscente, prima di svuotare i cassetti e salutare la compagnia, ha pensato bene di lasciare un promemoria affettuoso: un bel mandato all’Agenzia delle Entrate per riscuotere i canoni idrici.
Traduzione per il popolo: l’acqua non c’è, il referendum è un lontano ricordo cartaceo, le tubature perdono più di una barca di cartone, ma la bolletta della ditta mista dovete pagarla lo stesso, e pure di corsa! E la politica locale? tutti fermi, in rigoroso e dignitoso silenzio, a guardare il flusso degli eventi. O meglio, a guardare il flusso che non c’è.
Ma non disperate, cari lentinesi! se non avete l’acqua per cucinare la pasta o farvi una doccia, consolatevi con la burocrazia: quella, da noi, è sempre fluidissima.
