Lentini – Se la politica è l’arte del possibile, a Lentini è diventata un’estenuante branca della ginecologia d’urgenza. Il termine ultimo per il parto del nuovo Consiglio Comunale era fissato per il 25 maggio scorso. Oggi, a quasi un mese di distanza, la sala parto di Palazzo di Città è ancora teatro di un travaglio che non accenna a concedersi una pausa pranzo.
Il quadro è drammatico e tragicomico al tempo stesso: camici bianchi (o forse grigi burocratici) che corrono a destra e a sinistra, ostetriche d’occasione che cercano uno spiraglio, una normativo o un miracolo amministrativo per estrarre i 16 consiglieri comunali rimasti misteriosamente incastrati nell’utero della democrazia locale.
Telefonate oltretevere e “pernacchie” romane
I cronisti locali, ormai ridotti a fare i turni di notte con il thermos del caffè, battono i piedi sotto i tavoli delle redazioni in attesa dell’agognato comunicato stampa. La disperazione è tale che qualcuno, colto da misticismo, ha persino tentato la carta della disperazione: una telefonata diretta al Vaticano per chiedere l’intervento urgente del Papa.
Da Roma, però, pare sia arrivata la classica, sonora “pernacchia” d’ordinanza. Traduzione dal curiale all’italiano corrente: «Ma che state a raccontà?».
Col senno di poi, forse sarebbe stato più utile citofonare al Ministero dell’Interno anziché alla Santa Sede, ma in tempi di magra e di caos istituzionale, si sa, tutto fa brodo.
Il mistero dell’urna e il neo-sindaco “padre adottivo”
Il vero problema è che questo parto plurigemellare rischia di diventare un caso da manuale di patologia medica. Cos’è andato storto? Gira voce che, nel momento esatto in cui la “madre partoriente” è stata chiusa dentro l’urna elettorale, si sia verificato un improvviso vuoto d’aria. Una bolla pressurizzata che ha fatto esplodere il problema, congelando i feti dei futuri consiglieri in un limbo burocratico.
Nel frattempo, in città, l’orologio scandisce il tempo con spietata lentezza. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, i lentinesi si guardano in faccia ponendosi la stessa, identica domanda: «Ma quando nasce ‘sto Consiglio?».
Persino il neo-eletto sindaco è sulle spine, in trepidante attesa di capire, una volta terminato il travaglio, quanti “figli” legittimi dovrà adottare per formare una maggioranza e quanti, invece, dovrà tristemente abbandonare sulla ruota degli esposti dell’opposizione.
Il rischio “aborto” e il disinteresse dei piani alti
I parenti dei consiglieri in pole position hanno ormai consumato i quadranti degli orologi a forza di guardare le lancette, sperando nello scattare dell’ora X. Ventotto giorni di ritardo sono tanti, troppi. Il rischio che questa lunghissima gestazione si trasformi in un clamoroso aborto politico è dietro l’angolo, e chiaramente nessuno se lo auspica: celebrare il funerale del Consiglio Comunale prima ancora di averlo visto nascere sarebbe un record di cui Lentini farebbe volentieri a meno.
La nota più amara (e ridicola) dell’intera vicenda è il silenzio assordante dei piani alti. Il “caso Lentini” non sembra scalfire minimamente i sonni dei politici nazionali, regionali o provinciali. Il Ministro dell’Interno non pervenuto: troppo impegnato a cercare comuni da sciogliere per mafia per perdere tempo con un comune che non riesce nemmeno a nascere. Stesso discorso per il Ministro della Salute, che davanti a questo collasso della sanità politica locale ha preferito guardare altrove.
Come dire: chi vivrà, vedrà. E nel frattempo? Aspettiamo. In fondo, con l’estate alle porte e il sole cocente che picchia sulle piazze, l’unica consolazione è che in sala parto c’è l’aria condizionata. Perché affannarsi?
Nello La Fata
