Lentini, il paradosso dell’acqua: quando Pupillo la difendeva e oggi, da sindaco, tace. È già l’ora del “bla bla bla” post-elettorale?
Lentini – Nella politica locale, il tempo si misura spesso con la velocità con cui cambiano le prospettive tra i banchi dell’opposizione e la poltrona più alta del palazzo di città. Ne sa qualcosa la comunità di Lentini, che oggi osserva con un misto di sconcerto e ironia il silenzio del neo-eletto sindaco Enzo Pupillo sulla spinosa e perenne questione della gestione idrica.
Fino a ieri, l’esponente politico era in prima linea, megafono alla mano o stringendo i denti nei coordinamenti, a fare le barricate a difesa dell’acqua pubblica, bene comune inalienabile e sottratto – secondo la retorica più accreditata – alle logiche del profitto privato. Oggi che le chiavi della città sono nelle sue mani, quel ruggito sembra essersi trasformato in un silenzio fin troppo istituzionale. Un mutismo che fa sorgere spontaneo un interrogativo tra i cittadini e gli osservatori politici: siamo di fronte al solito “bla bla bla” post-elettorale dopo il definitivo cambio di casacca?
Le barricate di ieri e i disservizi di oggi
Mentre la provincia di Siracusa e il Forum per l’Acqua Pubblica tornano a gridare lo stato di emergenza a causa dei continui disservizi idrici e delle incertezze sulla gestione delle reti, dal Comune di Lentini non si alza alcuna voce fuori dal coro. Chi si aspettava un sindaco-attivista pronto a guidare la rivolta del territorio per blindare la gestione pubblica dell’acqua, si trova davanti a un profilo decisamente più felpato, quasi a voler evitare di disturbare i manovratori dei tavoli sovracomunali.
La transizione da battitore libero della sinistra e dei movimenti a garante della coalizione (a trazione PD) che lo ha portato alla vittoria sembra aver smussato gli angoli più acuminati delle sue vecchie battaglie.
Il “cambio di casacca” e la realpolitik
Il nodo cruciale risiede tutto qui: il cosiddetto “cambio di casacca” o, per usare un eufemismo più nobile, l’approdo alla sponda della realpolitik governativa. Quando si siede all’opposizione o si fa parte dei movimenti civici, l’acqua pubblica è una bandiera identitaria facile da sventolare. Quando invece si diventa l’autorità massima del territorio, ci si scontra con i bilanci comunali in affanno, con le normative regionali, con l’ATI (Assemblea Territoriale Idrica) e con la necessità di mediare con i partner di coalizione e con i colossi della gestione dei servizi.
Il rischio, tuttavia, è che il silenzio attuale venga percepito dai lentinesi come un tradimento delle promesse ideologiche della vigilia. La tesi del “finito il mercato, finito il discorso” rischia di appiccicarsi addosso alla neonata amministrazione Pupillo prima ancora che quest’ultima possa avviare una reale programmazione.
Il silenzio non è una strategia a lungo termine
La cittadinanza non chiede miracoli immediati, ma coerenza comunicativa. Se le condizioni tecniche ed economiche impediscono oggi le soluzioni radicali urlate ieri, un sindaco ha il dovere di spiegarlo apertamente alla sua comunità, senza trincerarsi dietro un silenzio che profuma di opportunismo.
Se l’acqua pubblica era una priorità assoluta durante la scalata al palazzo, deve rimanere tale anche ora che le stanze dei bottoni sono state occupate. Continuare a tacere non farà sbiadire il passato da attivista di Pupillo; al contrario, renderà solo più evidente la distanza tra le parole della propaganda e i fatti della realtà. I lentinesi restano alla finestra, in attesa di capire se quel “bla bla bla” sia l’ennesima conferma del cinismo politico o se il sindaco deciderà, finalmente, di rompere il silenzio.
Nello La Fata
