Lentini – Rubinetti a secco, temperature che sfiorano livelli torridi e una rassegnazione che si sta trasformando in rabbia feroce. A Lentini l’emergenza acqua non è più una crisi passeggera, ma un dramma cronico che logora la quotidianità dei residenti, in particolare nella zona 167 e nel rione “Santa Maria Vecchia”.
La mappa del disagio coincide con quella di una rete idrica ridotta a un autentico colabrodo. Da anni si rincorre lo stesso paradosso: l’acqua viene immessa nelle condutture, ma si disperde nel sottosuolo prima ancora di raggiungere le case. Il Comune si trova davanti a un nemico invisibile: le perdite occulte, difficilissime da localizzare senza strumenti all’avanguardia o scavi continui che paralizzano la città.
Il peso dell’emergenza sui più fragili
Restare senza acqua con il caldo di queste giornate non è solo un imprevisto da gestire con i bidoni; è un moltiplicatore di disperazione.
A subire i danni maggiori sono le fasce più deboli della popolazione: anziani e persone con ridotta mobilità: costretti a fare i conti con lo sforzo fisico di approvvigionarsi autonomamente.
Famiglie con bambini piccoli: per cui l’igiene e la gestione quotidiana diventano un percorso a ostacoli.
La frustrazione dei quartieri colpiti è palpabile: i cittadini si sentono abbandonati a un problema che si trascina da anni e che oggi appare di difficile, se non impossibile, soluzione con i metodi tradizionali.
”Non si tratta solo di un disservizio, ma di una lesione dei diritti fondamentali, soprattutto quando a rimanere senz’acqua sono anziani e malati impossibilitati a muoversi.” –
Un’idea provocatoria: l’olfatto dei cani contro lo spreco idrico.
Di fronte alle imprese impossibili dei tecnici comunali, circola un’ipotesi che all’apparenza può sembrare bizzarra, ma che in realtà affonda le radici in progetti scientifici già avviati in diverse parti d’Europa e d’Italia: l’impiego dei cani cinofili per l’individuazione delle perdite d’acqua.
I cani da rilevamento idrico (spesso pastori tedeschi o belga addestrati specificamente) sono in grado di fiutare il cloro presente nell’acqua potabile che trasuda dal terreno, anche a diversi metri di profondità e in tempi infinitamente più rapidi rispetto ai geofoni o alle indagini termografiche.
Laddove la tecnologia tradizionale fatica a mappare la “rete fantasma” di Lentini, l’olfatto canino potrebbe davvero rappresentare quella svolta low-cost e ad alto impatto che l’amministrazione non è ancora riuscita a trovare.
Serve una svolta immediata.
Che si tratti di unità cinofile, di droni termici o di un piano straordinario di investimenti sulla rete, una cosa è certa: la zona 167 e Santa Maria Vecchia non possono più aspettare. La pazienza dei lentinesi si è esaurita insieme all’acqua dei loro rubinetti.
Nello La Fata
