Lentini – Se la politica fosse cinema, l’ultima seduta del Consiglio Comunale di Lentini meriterebbe la Palma d’Oro per la miglior sceneggiatura non originale. Il finale era già scritto, ma la messa in scena ha tenuto tutti col fiato sospeso fino all’ultimo atto, quando il sipario è calato su una mozione di sfiducia trasformatasi in un castello di sabbia travolto dalla marea.
Il “Giallo” delle Assenze
La serata si è aperta con un colpo di scena degno di un thriller politico: l’assenza strategica di tre firmatari della mozione. Carlo Vasile, Francesca Reale e Gianmarco Di Grande non si sono presentati in aula, lasciando i colleghi con i numeri contati ma, tecnicamente, ancora sufficienti per staccare la spina alla giunta guidata dal sindaco Rosario Lo Faro. Dieci consiglieri presenti, dieci voti potenziali: il “patibolo” politico era pronto.
Il Monologo e il Dietrofront
Secondo un copione studiato nei minimi dettagli, diversi consiglieri hanno interpretato la parte degli accusatori implacabili. Interventi al vetriolo, critiche feroci e la conferma – a parole – di una sfiducia ormai inevitabile. Ma il vero protagonista, il deus ex machina dell’intera operazione, è stato il Presidente del Consiglio Comunale, l’avvocato Alessandro Vinci.
Con un’abilità retorica consumata, Vinci ha ribadito più volte la ferma volontà di mandare a casa il primo cittadino. Poi, il colpo di teatro: al momento del voto, la mano non si è alzata per il “Sì”. La sua astensione ha fatto crollare l’intero impianto accusatorio, trasformando il voto di sfiducia in un nulla di fatto.
Fondi, Poltrone e l’Ombra delle Discariche
Dietro la “ragion di Stato” (o di palazzo), sembrano muoversi interessi ben più concreti delle schermaglie d’aula. La morale della serata appare cinicamente chiara: le poltrone sono ben salde, specialmente quando all’orizzonte si profilano i fondi milionari in arrivo nelle casse comunali. Risorse che, evidentemente, è meglio gestire dall’interno piuttosto che rischiare di perdere con un commissariamento.
Resta però un interrogativo che agita il sonno dei cittadini: quale sarà il prezzo di questa stabilità ritrovata? Mentre la politica festeggia la sopravvivenza della giunta, sullo sfondo rimane l’incognita ambientale. C’è chi si chiede se, in questo nuovo assetto, ci sarà spazio per la riapertura di vecchie e nuove discariche. Un dubbio che, per ora, non trova risposta nel copione.
Lentini, per ora, resta così: con un sindaco salvo, una sfiducia fantasma e un futuro che somiglia terribilmente al passato. Alla base di tutto una mancata candidatura a sindaco e la rottura con l’On. Carta?
(n.l.f.)
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