Palermo – L’iniziativa di Ismaele La Vardera segna un momento interessante nel panorama politico siciliano, specialmente per il tempismo e la modalità con cui si sta posizionando come alternativa ai poli tradizionali.
Ecco un’analisi dei punti chiave del progetto e dell’evento di Palermo:
Il Progetto “Controcorrente”
Dopo l’addio a Cateno De Luca e al movimento Sud chiama Nord, La Vardera ha lanciato la sua associazione politica Controcorrente. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una “terza via” che si distacchi sia dal centrodestra di Schifani che da un centrosinistra spesso frammentato.
L’Esercito dei “Liberi”
Il raduno di Palermo non è stato solo una passerella, ma un tentativo di dimostrare forza territoriale. I punti cardine emersi riguardano:
– Rinnovamento generazionale: Puntare su volti nuovi e professionisti che non hanno mai vissuto di “sola politica”.
– Identità Siciliana: Un forte richiamo all’autonomia e alla gestione diretta delle risorse regionali (energia, acqua e rifiuti).
– Metodo “Iena”: La Vardera mantiene lo stile comunicativo che lo ha reso celebre, basato sulla denuncia sociale e sull’inchiesta, portando i temi della trasparenza amministrativa al centro della sua agenda.
Sfide e Programmi
I “programmi chiari” citati si concentrano su alcune emergenze storiche dell’isola, declinate in chiave produttiva:
– Crisi Idrica: Proposte per il rifacimento delle reti colabrodo e la gestione pubblica delle dighe.
– Sanità: Un attacco frontale alle liste d’attesa e alla centralizzazione dei servizi nelle grandi città a discapito delle province.
– Sviluppo Economico: Incentivi per trattenere i giovani in Sicilia, contrastando l’esodo verso il Nord o l’estero.
La prospettiva politica
La Vardera punta alla Presidenza della Regione consapevole di essere un “outsider”. La sua strategia sembra essere quella di aggregare i delusi e gli astensionisti, cercando di trasformare il malcontento in un voto di opinione strutturato. Resta da vedere come si muoverà nei confronti delle possibili coalizioni: correrà da solo come “cane sciolto” o diventerà l’ago della bilancia per un fronte civico più ampio?
La politica siciliana è storicamente complessa e le alleanze pesano spesso più dei singoli programmi. La scommessa di La Vardera è capire se il suo brand personale riuscirà a scalfire il sistema dei partiti tradizionali.
Piano rifiuti in Sicilia tra gli obiettivi fissati da Ismaele La Vardera
Uscire dall’emergenza rifiuti, specialmente in contesti complessi come quello siciliano o delle grandi metropoli italiane, non si risolve con un unico intervento, ma con una strategia a “tenaglia” che colpisca gestione, tecnologia e cultura.
Ecco i pilastri fondamentali per una soluzione strutturale:
L’emergenza nasce quasi sempre dalla mancanza di luoghi dove conferire l’immondizia. Per uscirne serve:
– Chiusura del ciclo dei rifiuti: Realizzare impianti di prossimità (vicini a dove si produce il rifiuto) per evitare i “viaggi della speranza” dei camion, che gonfiano i costi della TARI.
– Biodigestori anaerobici: Trattare l’umido (che è il 30-40% del peso totale) per produrre biometano e compost. È il modo più veloce per svuotare i cassonetti stradali.
– Termovalorizzatori di ultima generazione: Per la frazione non riciclabile (il “secco”), l’alternativa è la discarica (inquinante) o l’incenerimento con recupero energetico.
Gestione e Trasparenza
Come sottolineato spesso dalle denunce di La Vardera, il problema è spesso amministrativo:
– Revisione dei contratti di servizio: Le aziende di raccolta (come la RAP a Palermo o l’AMA a Roma) devono avere obiettivi legati alle performance. Se la città è sporca, l’azienda deve pagare penali pesanti che tornano nelle tasche dei cittadini.
– Internalizzazione vs Gare Internazionali: Laddove le municipalizzate falliscono, è necessario aprire il mercato a player internazionali con capacità industriale o, al contrario, riportare tutto sotto un controllo pubblico rigidissimo ma efficiente.
La Differenziata e la “Tariffa Puntuale”
Non basta differenziare, bisogna farlo bene.
– Passaggio al Porta a Porta: È l’unico sistema che responsabilizza il cittadino eliminando l’anonimato del cassonetto stradale.
– Tariffa Puntuale (PAYT): “Paghi per quanto inquini”. Grazie a sacchetti con microchip o bidoni intelligenti, chi differenzia correttamente paga una bolletta molto più bassa di chi butta tutto insieme.
Il Contrasto all’Ecomafia
L’emergenza è spesso “utile” a chi lucra sul caos.
– Monitoraggio satellitare e GPS: Installare localizzatori su ogni compattatore per evitare scarichi abusivi.
– Potenziamento della Polizia Municipale: Squadre dedicate esclusivamente ai reati ambientali e all’uso di fototrappole contro gli “svuotacantine” abusivi.
In sintesi: Qual è la priorità?
La soluzione non è solo costruire un impianto, ma creare una filiera. Se costruisci un termovalorizzatore ma non hai i camion che raccolgono, o se hai la raccolta ma non hai dove portare l’umido, l’emergenza resta.




